Pieroad, il giro del mondo a piedi partendo da Malo: approdato a Santa Lucia nei Caraibi

Pieroad Caraibi
Pieroad Caraibi

Continuano le avventure di Pieroad, all’anagrafe Nicolò Guarrera, che da Malo è partito a piedi per girare l’Europa, le Americhe, l’Asia e poi tornare a Malo dall’altro lato. In questi giorni il govane travel blogger si trova ai Caraibi, in America centrale e come sempre racconta le sue esperienze sui social.

E dopo cinquemila chilometri di acqua, siamo arrivati. And after five thousands kms of water, we arrived. Succede il diciassette gennaio, 2021. Ero appena uscito dalla cuccetta per cominciare il mio turno, quello che traghetta la barca dall’alba alle prime luci del mattino La silhouette di Santa Lucia si profila poco più tardi e dopo poche ore, THERE IT IS! Urlo a pieni polmoni indicandola, eccola li, a babordo! ad alzare l’orizzonte sopra quella linea piatta che non si era mai scomposta nell’ultimo mese. Bill, alzato da poco, mi disse: ora so cosa provarono gli uomini di Colombo quando videro l’America“.

Ricordo una grande stanchezza, quella che ti abbraccia quando sai di essere arrivato e di aver portato a termine qualcosa di faticoso; ed infinito sollievo, come un respiro profondo che libera il petto da un peso enorme lasciando tanto, tanto spazio per gratitudine e leggerezza. Mentre avverto queste sensazioni, gli occhi sono inchiodati a questa meravigliosa Lucia che sa di salvezza e traguardo: quando ho cominciato a camminare, più o meno una vita e diecimila chilometri fa, ero in Europa, il vecchio continente, casa. Adesso sto per approdare nel Nuovo Mondo, sono nel Nuovo Mondo… America. L’allenamento è finitoA Rodney Bay copro i 300m che ci separano dalla spiaggia a nuoto, ogni giorno. Un po’ per recuperare la forma fisica dopo un mese di stallo, un po’, e soprattutto, perché mi piace arrangiarmi e non dovermi adattare ad altri orari se non ai miei. Per scendere a terra con il dinghy devo aspettare che tutti siano pronti, ma la mattina è un fatto particolarmente difficile: le attese durano in media un pajo d’ore. Così, me la faccio a nuoto, con una barattolo di plastica per non bagnare soldi e telefono al quale lego sandali, maglietta, acqua e cappello – si asciugheranno in pochi minuti una volta raggiunta la terraferma. Fila tutto liscio finché un giorno, a poche bracciate dalla spiaggia, sento come un peso, qualcosa che strattona la corda avvolta alla spalla. Mi giro di scatto e vedo con orrore che il tappo è saltato, l’acqua sta riempiendo il barattolo trascinandolo diversi pollici dentro il mare. Afferro tutto affannosamente e lo capovolgo tenendo con le mani bagnate il telefono, rappando tipregotipregotiprego mentre mi avvento sulla spiaggia diosperochesisiasalvatoalmenoilcell cosa non avevo caricato su drive? I contatti come li recupero? Le password le ricordo tutte? Comincio a ripassarle mentalmente mentre scalcio a più non posso, finché finalmente i piedi scavano il fondale bagnato presso la riva. Esco precipitosamente e asciugo le mani alla bellemmeglio, apro la cover, fisso lo schermo èilmomentodellaverità… Scorro il dito sul lato destro della scocca, il rilievo familiare mi dà un barlume di conforto, forse è salvo? Pigio il bottone del bloccaschermo… Niente. Ripeto. Niente. Ancora? Niente. Altra volta? Niente. Andato. Morto. Lo fisso per qualche secondo, inebetito, poi mi dirigo al chiosco più vicino, lo sciacquo con acqua dolce e lo metto sotto riso, a qualcuno pare abbia funzionato ma non sono così fortunato. Il telefono mi abbandona presso la spiaggia di Rodney Bay, St Lucia, uno degli ultimi giorni di gennajo. Assieme a lui, qualche video della traversata, foto ed alcuni documenti importanti che non avevo pensato di salvare, mannaggiammeQueste sono le uniche foto che avevo salvato; me la metto via, almeno la boat delivery mi strappa un sorriso”.

 

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